lunedì 17 agosto 2015


All’apparir del vero Tu, misera, cadesti: e con la mano La fredda morte ed una tomba ignuda Mostravi di lontano.

lunedì 18 marzo 2013

L'OMEOSTASI


    Venite a trovarmi nel mio sito :  http//www.giannipoli.it

                        
              " L'Omeostasi"

domenica 24 febbraio 2013

PER UNA NUOVA POLITICA




“la ricerca di una nuova e diversa cultura politica di sinistra dopo le elezioni, va ulteriormente sviluppata ed arricchita”.
a dove ri-cominciare?
“Da un lavoro e da un processo di formazione politica per puntare alla rottura della delega per la partecipazione dal basso, una nuova etica e laicita’ della politica, la sua depurazione e disintossicazione dal denaro, dalla finanza.




Nell’attuale contesto culturale davvero povero, c’e’ pero’ un rifiorire della ‘questione gramsciana’ che e’ ben lungi dall’essersi esaurita e soprattutto dall’essere Gramsci secondo la ‘vulgata togliattiana’ l’antesignano della ‘via italiana al socialismo’, formulata da Palmiro Togliatti, all’indomani della Liberazione, cioe’ la scelta democratico-parlamentare al posto della ‘rivoluzione bolscevica’.

 

“Siccome il nuovo non si crea distruggendo e cancellando il vecchio, Gramsci resta ed e’ un gigante della teoria, una fonte ricca di stimoli, il testimone piu’ autorevole di come si e’ entrati nel ’900: e’ un bene pertanto che se ne torni a parlare, perche’ Gramsci va ancora letto, studiato ed approfondito. Al pari, pero’, di Piero Gobetti. “Sono i due grandi protagonisti del ’900. L’uno, Gramsci di formazione marxista, l’altro, Gobetti di formazione liberale, ma entrambi ‘rivoluzionari’ per come seppero integrare, compenetrare, il marxismo con il liberalismo ed il liberalismo con il marxismo”.


Non a caso Torino e’ stata la culla del ‘gramsciazionismo’ di quel movimento culturale d’élite che voleva coniugare il metodo e i valori liberali con la sinistra italiana senza scadere nell’anticomunismo di maniera. “

giovedì 14 febbraio 2013

LA PROFEZIA DI MALACHIA


Papa Benedetto XVI lascia il Pontificato.  Appena si è diffusa la notizia, sul web è iniziato immediatamente il tam tam collegato alla cosiddetta profezia di Malachia, che in una lista composta da 112 brevi frasi in latino avrebbe predetto la successione di tutti i Papi, dal Celestino II (eletto nel 1143) a quello che il Santo di Armagh descrive come "Petrus Romanus" il cui pontificato dovrebbe terminare con la distruzione della città di Roma.


La profezia di Malachia è composta quindi da 112 "motti", anche se non tutti sono così precisi da collegare l'evento descritto ad un Papa. Secondo alcune interprestazioni, Papa Benedetto XVI sarebbe il penultimo Papa della Chiesa cattolica (anche se qualcuno pensava che sarebbe stato l'ultimo), e questo perché nella profezia attribuita a Malachia sull'111 Papa si parla di Gloria olivae, e come riporta anche Wikipedia: "Il nome Benedetto glorificherebbe l'ordine dei Benedettini di cui fa parte l'ordine degli Olivetani. Il ramoscello di ulivo è inoltre legato alla pace, causa alla quale Benedetto XVI è consacrato nell'epoca dello scontro di civiltà. Joseph Ratzinger è nato nel Sabato Santo del 1927, il 16 aprile, al culmine della Settimana Santa, periodo sotto il segno dell'ulivo - inoltre - Il motto De gloria olivae è stato collegato al nome 'Benedetto' perché alcuni benedettini sono anche chiamati 'monaci olivetani'. Da notare che nell'araldo del Papa è raffigurata un persona di colore sul lato destro (sinistro rispetto all'osservatore) simbolo della Diocesi di Frisinga di cui fu arcivescovo. Il termine 'olivae' è stato collegato al colore di questo viso di moro. Il 26 aprile 2009 Benedetto ha proclamato santo Bernardo Tolomei, fondatore dell'ordine degli Olivetani".



Per la profezia di Malachia, il 112esimo (ed ultimo) Papa sarebbe Petrus Romanus, così descritto: "Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli cadrà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen". Poiché il nuovo Papa sarà eletto entro la Santa Pasqua, come ipotizza Padre Federico Lombardo, il dubbio su Petrus Romanus verrà probabilmente dissolto a breve, visto che di norma la profezia di San Malachia vede coincidenze non tanto sul nome del Papa ma su eventuali azioni, circostanze e simbolismi. Una ulteriore ipotesi riguardo la profezia di Malachia sull'ipotetico ultimo Papa vorrebbe addirittura che Petrus Romanus sia riferito al Cardinal Camerlengo, che detiene il trono di Pietro fino all'elezione del Pontefice successivo. Ma chi è l'attuale Camerlengo in carica? Alcune speculazioni inerenti la profezia di Malachia si sono fatte perché dal 2007 il camerlengo è il cardinal Bertone, il cui nome completo è Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a RomanoCanavese nel 1934. Ecco quindi che si vedrebbe nel secondo nome del cardianal Bertone e nella località di nascita la coincidenza con il Pietro Romano di San Malachia.


giovedì 7 febbraio 2013

Se i figli ereditano lo stress dei genitori



Modificazioni del Dna, provocate da fattori ambientali, possono essere trasmesse alle generazioni successive
 I figli ereditano anche gli stress subiti dai genitori. Fattori ambientali, come il fumo, la dieta, un periodo di carestia o qualsiasi altra situazione di stress lasciano segni nel Dna di una persona. Come? Attraverso un processo che si chiama metilazione: in altre parole, tutti questi fattori fanno sì che un particolare gruppo chimico (si tratta di un gruppo metilico) si leghi ai geni e li inattivi (i gruppi metilici, infatti, bloccano l’azione di particolari proteine capaci di attivare i geni).

È la cosiddetta epigenetica: si tratta cioè di cambiamenti che avvengono nel Dna e che ne modificano il funzionamento, senza però alterare la sequenza genetica. Finora si pensava che i fattori ambientali potessero sì modificare le funzioni dei geni, ma che queste modificazioni fossero poi cancellate dal Dna delle cellule precursori di ovuli e spermatozoi e che non fossero, quindi, trasmesse alle generazioni successive. Ricercatori dell’Università di Cambridge hanno dimostrato, attraverso l’analisi del Dna di ovuli e spermatozoi di topo, che alcuni rari tipi di metilazione possono sfuggire a quel processo di riprogrammazione, che assicura la trasmissione di geni "freschi" alle nuove generazioni, e possono così essere ereditati.

L’osservazione è di grande importanza perché la modificazione del Dna provocata da fattori ambientali può, in alcuni casi, provocare malattia e se queste modificazioni sono trasmesse ai figli, anche questi ultimi potrebbero essere soggetti a malattie, senza magari essere stati esposti ai fattori ambientali che le provocano. Tuttavia non è ancora chiaro quali conseguenze può avere l’eredità epigenetica nell’uomo rispetto a quella strettamente legata alla sequenza genetica del Dna».

martedì 5 febbraio 2013

Il nostro Paesaggio è la nostra cultura

 


Tra le questioni più rilevanti per gli italiani che hanno votato per le Primarie della cultura ci sono la lotta contro il consumo di suolo (14,9% dei voti), la necessità di studiare politiche contro il dissesto idrogeologico (9,5% dei voti) e per promuovere l'agricoltura (8,8% delle preferenze). Questi risultati fanno emergere una grande novità: la sensibilità degli italiani è cambiata, ora è chiaro che il paesaggio, il territorio e l'ambiente in cui viviamo sono elementi chiave della nostra cultura e della nostra storia, che devono essere valorizzati e difesi attraverso politiche per uno sviluppo sostenibile. "Le Primarie della cultura hanno nobilitato il tema del paesaggio a tema centrale per la cultura italiana. Il nostro paesaggio è la nostra cultura"

La Top five

I cinque temi che saranno proposti ai candidati alle elezioni politiche
 


Ecco dunque i cinque temi proposti ai candidati alle elezioni politiche. Le idee dei cittadini devono e possono entrare a pieno titolo nei temi della campagna elettorale in atto, con lo scopo di sostenere e rafforzare un settore dinamico, interessante e di valore irrinunciabile per tutti gli italiani.
 
 
Un risultato importante anche in relazione al concitato periodo politico, in cui l'informazione è catalizzata dalle notizie sui candidati alle imminenti elezioni: la cultura sta a cuore agli italiani.
 

lunedì 28 gennaio 2013

L'unica certezza è il dolore

La forza di uno Stato si sente nella capacità di fornire ai suoi cittadini dati di fatto, non parole; risposte concrete, non ipotesi. Lo spirito di una nazione, poi, si vede nella possibilità di elaborare episodi di storia condivisa, drammatica o felice che sia, ma pur sempre condivisa. L'anima di un Paese, invece, evapora nei misteri e nelle trame, diventa cattiva coscienza nei ritardi dovuti alle ambiguità.


Certezze di diritto, numeri insindacabili e fatti chiari: ecco che cosa manca all'Italia.
Nella vicenda della strage di Ustica, dal 27 giugno 1980, l'unico dato di fatto è stato, per più di trent'anni, il dolore dei parenti delle vittime, l'unico dato di fatto. Il resto è stato un continuo andirivieni di commissioni, di inchieste, di processi, di strumentalizzazioni politiche, di petizioni, di interpellanze, di saggi, di film, di sussulti di coscienza nazionale e di rigurgiti di complottismi faziosi. Niente è stato mai certo.


Ora c'è una sentenza della Corte di Cassazione che sancisce il diritto dei familiari delle vittime ad avere un risarcimento perché lo Stato non garantì la sicurezza dei cieli. La ferita, delle persone e della nazione, resta profonda. C'è il risarcimento, senza verità certa, mai raggiunta in sede penale, forse solo sfiorata in sede storica, figuriamoci in sede politica. Quando uno Stato abdica dal compito di fornire dati di fatto viene meno al suo primo scopo. Quando la politica non si assume le responsabilità, qualcuno o qualcosa colma il vuoto. Così abbiamo i tribunali che scrivono la storia e i cittadini che si sentono meno cittadini e più soli, dopo più di trent'anni di dolore e purtroppo soltanto di parole

Il Mare di Boudelaire


Il mare come dimensione simbolica di esplorazione dell'animo nell'anti-universo della natura. "Al centro dei Fiori del male di Charles Baudelaire vi è il tema del viaggio, che, sfruttando modalità espressive totalmente innovanti, diventa la chiave per affrontare il problema dell'esistenza e delle possibilità di riscatto poetico attraverso l'evasione in un altrove, in un virtuale spazio dell'anima prima che del corpo.
Accedere a tale dimensione consente di scavalcare i condizionamenti di una società, che si illude di trovare nella razionalità le risposte ai suoi problemi. Questo altrove si configura innanzitutto come lo spazio aperto del mare, metafora della libertà, che, con il suo dilatarsi ampio sulla sfera dell'orizzonte, allude alla spazialità seducente dell'apertura alla natura. Ma ben presto il mare diviene referente inquietante ( specchio ) dell'animo turbato, ansioso e instancabilmente coinvolto "... nell'infinito srotolarsi dell'onda...
 
". Il mare è "... abisso non meno amaro" è "lamento indomabile e selvaggio" in cui si riflettono i turbamenti profondi ed inconsci dell'io, inconoscibili, inesplicabilmente e crudelmente rinnovati dalla contraddittorietà della vita. Il mare non è dunque in Baudelaire paesaggio, ma rirerimento simbolico della dinamica interiore dell'animo.
 
Tutto emerge dall'immaginazione come corrispettivo visionario e simbolico della propria interiorità sofferta

sabato 26 gennaio 2013

IL SENSO DELLA VECCHIAIA.



Una persona anziana che non afferrasse il valore di questa fase della sua vita potrà solo guardare con un certo corruccio verso chi ancora sta godendosi la giovinezza. Arriverà a invidiare ai giovani la loro gioventù, il loro futuro, i loro progetti e le speranze, e farà di tutto per ostacolarli. E forse solo per il fatto che è contrario a ogni novità, mentre esalta tutto ciò che è vecchio.

L'invecchiare, oltre a essere un fenomeno che prima o poi ci coinvolgerà tutti, reca in sé un profondo significato che è opportuno riconoscere se vogliamo giungere a quell'appuntamento nel migliore dei modi.


Ancorati al loro passato, cadono vittime dell'avarizia e della suscettibilità; hanno l'animo amareggiato e non intendono concedere spazio alle legittime aspirazioni dei giovani. Cercano invece di mantenersi perennemente giovani loro stessi, in un pietoso tentativo di autoesaltazione, con l'illusoria pretesa che la seconda metà della vita debba essere guidata dai medesimi princìpi che hanno retto la prima metà.



È invece nell'anima che riposano i veri tesori di una persona. La vecchiaia ci invita a scrutare dentro di noi, per scoprirvi la ricchezza dei ricordi, delle immagini e delle esperienze che hanno segnato la nostra esistenza.
Ma affinché il senso e il valore della vecchiaia siano messi a frutto, occorre che gli anziani sappiano accogliere e apprezzare la loro situazione di vita e tutto ciò che essa comporta: Senza questo "sì" va perduto il valore e il senso dei nostri giorni - giovani o vecchi che siamo - e in questo modo inganniamo la vita.



La persona "saggia/sapiente" è quella che vede e giudica le cose in profondità, alla luce del fondamento che ricompone in unità tutti gli aspetti, anche i più contraddittori, della sua vita.
La persona anziana è nella condizione di cogliere le connessioni tra i differenti aspetti della vita. Ecco il primo senso - e il primo compito - di chi invecchia: acquistare saggezza o sapienza.

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venerdì 18 gennaio 2013

IL REDDITOMETRO

L'applicazione di questo redditometro comporta la soppressione pressoché totale dell'uso del contante. Infatti non si possono calcolare le spese per il mangiare, la biancheria, il barbiere, i giornali eccetera finché è possibile pagarle con i contante; sicché non può bastare l'attuale tetto alle spese in contanti e neppure il tetto di 300 euro (proposto a sinistra); il che comporterà, appunto, l'eliminazione o quasi del contante (con conseguenze gravi per l'economia italiana).
Salvo un'altra ipotesi: si potrebbero immaginare delle ispezioni che indaghino sulla frequentazione dal parrucchiere delle signore, sulle visite dal veterinario del cagnolino, sull'acquisto dei giornalini per i bambini, eccetera: in queste ipotesi non si tratterebbe di stato di polizia fiscale, ma di stato di polizia tout-court.

Questo redditometro familiare non colpisce i ricchi evasori ma soltanto il ceto medio. Infatti un ricco evasore parziale può giustificare qualsiasi somma per il carrello della spesa, per i vestiti, per il barbiere, per i giornali e le riviste eccetera.
In realtà il nuovo redditometro non appare volto a ridurre le evasioni fiscali, ma invece a comprimere i consumi anche per soddisfare le invidie sociali verso il ceto medio («l'erba del vicino») piuttosto che verso l'irraggiungibile benessere dei veri ricchi.
Ma questo redditometro appare soprattutto volto, con la criminalizzazione dei consumi, alla penitenza pauperistica, cioè tende a comprimere la libertà, la gioia nella vita e l'amore per la vita. Forse è giunto il momento per una sorta di «primavera di Praga».

Il Presidente onorario
della Corte dei Conti
e docente universitario

lunedì 14 gennaio 2013

I RICORDI E IL MARE (Ungaretti)


I ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti..
Il mare,
voce d'una grandezza libera,
ma innocenza nemica nei ricordi,
rapido a cancellare le orme dolci
d'un pensiero fedele...
Il mare, le sue blandizie accidiose
quanto feroci e quanto,. quanto attese,
e alla loro agonia,
presente sempre, rinnovata sempre,
nel vigile pensiero l'agonia...
I ricordi,
il riversarsi vano
di sabbia che si muove
senza pesare sulla sabbia,
echi brevi protratti,
senza voce echi degli addii
a minuti che parvero felici...
                                         (Ungaretti)

domenica 13 gennaio 2013

IL MARE (Giovanni Pascoli)



M'affaccio alla finestra e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
(Giovanni Pascoli, Myricae, 1891, 1903)



Il tema dell'affacciarsi alla finestra è ricorrente nelle poesie di Pascoli: è parte preponderante di quella poetica dello stupore che contraddistingue tutta la sua opera. L'atteggiamento di chi resta alla finestra simboleggia da un lato una volontà di osservazione partecipata della natura, dall'altro la lontananza sofferta, il distacco, la mancata unione assoluta. In questi versi prevale il secondo aspetto.






Di fronte ad una natura che sembra amoreggiare, tra palpiti e carezze, in una sorta di amplesso cosmico, il poeta può solo osservare e domandarsi, senza comprendere fino in fondo. Non esiste risposta al mistero della natura, non c'è ponte di cui si veda la fine: solo un accenno di percorso, fantastico e luminoso, ma che non lascia altro che una domanda angosciosa sul destino delle umane cose e della natura.

venerdì 11 gennaio 2013

LA LIBERTA'

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.


La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.